Avrei voluto, molto spesso, parlare ai tanti cuochi e buongustai, qui, su Vinix e altrove nel web, e raccontargli cosa penso della caccia.
Ma ogni volta che ci provavo qualcosa mi diceva di lasciar perdere, che non ne valeva la pena, che non avrebbero capito.
Oggi invece ci provo, con questo video, che vede rinoceronti e felini e orsi giocare e prendersi cura di quelle che si è sempre detto essere le loro prede naturali.
Ma è l'empatia il sentimento più naturale sulla terra, il resto ... è solo fame. La storia della natura, e dell'uomo, un giorno o l'altro, andrà riscritta.
Io, da molto tempo ormai, ho scelto: mangio riso, e pasta, e legumi e molto altro ... vado a battere i rami per far scappare i cinghiali durante la caccia ... ho scelto ... sto con l'empatia! Perchè il mondo, se non cambia la mentalità dell'uomo, non potrà mai cambiare.
Della cacciagione, oggi, non abbiamo più bisogno, nemmeno di pellicce, neppure di maltrattare gli animali per le sagre di paese, attaccati ai carretti o inseguiti da una folla furibonda ... e tutto per tradizioni primitive, per suggestioni folcloristiche che oggi dovrebbero essere bandite, per onorare santi e patroni che si staranno rivoltando nella tomba.
Di empatia invece, anche tra di noi, non ce n'è mai abbastanza ... basta guardare le ultime due sequenze del video: nel penultimo un uomo investito da un'auto è lasciato lì, in mezzo alla strada, nell'indifferenza generale, mentre nell'ultimo un cagnolino investito da un'auto viene soccorso e salvato, tra mille pericoli, proprio da un altro animale.
Chi è umano e chi la bestia, alla fine, lo si capisce con i fatti, non con le astrazioni filosofiche.
Munitevi di kleenex, almeno ... io ne ho avuto bisogno.
L'anno enogastronomico appena concluso, sarà ricordato tra le altre cose, per un importante, almeno per noi Napoletani, traguardo raggiunto proprio in chiusura d'anno dalla "Pizza Napoletana". Finalmente dopo quasi 5 lunghi anni di iter burocratico, percorso lungamente osteggiato da alcuni Paesi europei, è arrivato l'ambito riconoscimento come STG (Specialità Tradizionale Garantita) per la nostra tanto amata e storica Pizza.
Come cita il "disciplinare", la Pizza Napoletana Stg si presenta come un prodotto da forno tondeggiante, con il bordo rialzato (cornicione) e con la parte centrale coperta dalla farcitura, dove spicca il rosso del pomodoro, cui è perfettamente amalgamato l’olio (extra vergine d’oliva) e, a seconda degli ingredienti utilizzati, il verde dell’origano ed il bianco dell’aglio; il bianco della mozzarella (mozzarella di bufala campana Dop o mozzarella Stg) a chiazze più o meno ravvicinate, il verde del basilico in foglie. E’ caratterizzata da un cornicione rialzato, di colore dorato, proprio dei prodotti da forno, morbido al tatto e alla degustazione; dalla consistenza morbida, elastica, facilmente piegabile; dal sapore particolare, sapido, derivante dal cornicione, che presenta il tipico gusto del pane ben cresciuto e ben cotto, mescolato al sapore acido del pomodoro, all’aroma, rispettivamente, dell’origano, dell’aglio o del basilico, e al sapore della mozzarella cotta; dall’odore caratteristico, profumato, fragrante.
Gli elementi che definiscono la specificità della Pizza Napoletana STG sono riconducibili ai tempi ed alle modalità delle operazioni, nonché all’abilità e all’esperienza del pizzaiolo, figura centrale della tecnica napoletana di preparazione della pizza. Il forno a legna, infine, è un elemento di primaria importanza per la cottura e la qualità della Pizza Napoletana STG, e sono proprio le sue caratteristiche tecniche che intervengono in modo assoluto sulla riuscita della classica Pizza Napoletana.
Banditi per la Pizza Napoletana Stg matterello o macchina a disco.
L’ Azienda Agricola FERRIN e l’Associazione Culturale "IL CIAVEDÂL" presentano venerdì 29 GENNAIO 2010 alle ore 20.30 il libro di Massimiliano Santarossa GIOVENTU’ D’ASFALTO, presso la sede dell’azienda Agricola in Località Casali Maione, 8, a Bugnins di Camino al Tagliamento, in provincia di Udine. Fabiola e Paolo Ferrin continuano ad unire vino e cultura, un binomio che, a nordest, deve ancora crescere.
La serata sarà presentata da Mauro Missana, direttore di Radio Onde Furlane. Al termine ci sarà un momento conviviale
MASSIMILIANO SANTAROSSA è nato nel 1974 a Villanova (Pordenone). E' scrittore ed editore. Da giovanissimo inizia a lavorare in falegnameria, poi come operaio in una fabbrica di materie plastiche. Dal 1995 lavora alla Biblioteca dell'Immagine.
E' autore dei libri “Storie dal fondo” (2007) e “Gioventù d'asfalto” (2009), entrambi editi da Biblioteca dell'Immagine.
Ha vinto il Premio Letterario “Parole Contro” nel 2008 e ha ricevuto la menzione speciale del Premio Letterario Nazionale “Tracce di Territorio” nel 2009.
Suoi racconti vengono rappresentati a teatro, e pubblicati in diverse riviste letterarie, antologie e quotidiani. E' considerato uno dei giovani scrittori italiani più promettenti.
Quella che segue è una notizia, nel senso che è stata segnalata fra gli altri da Enopress, forse la testata giornalistica più autorevole per quanto riguarda il mondo del vino, non fosse altro per i suoi 40 anni di vita. Ma è anche un mio post, che ho pubblicato nel mio sito. Così, fra le due possibilità (notizia o post) per scelta reverenziale, opto per la prima.
Premetto non voglio criticare il lavoro di nessuno, ma considerato che in questo network si parla di degustazione e considerata la ricca letteratura sull'argomento, nonchè il grande numero di opinionisti, credo sia opportuno riflettere sulla "incomunicabilità" delle esperienze del corpo. La degustazione, purtroppo o per fortuna, è una di queste.
Il Fallimento della degustazione
Sappiamo che esistono esperienze esteriori ed esperienze interiori o, in altri termini, esperienze che possono essere "comunicate" ed esperienze che non lo sono, perché costituiscono una "memoria del corpo".
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Intervista all’ideatore di “Gusto in Scena” Congresso Internazionale di Chef 1-3 marzo 2010 Molino Stucky Hilton Venice.
In tutto il mondo si parla della "famosa cucina italiana". Chi meglio di Marcello Coronini, giornalista e critico enogastronomico da sempre, può raccontare le motivazioni che lo hanno spinto a dedicare la seconda edizione della sua creatura "Gusto in Scena" a questo tema?
Il giornalista, colpito dal fatto che la cucina italiana manca di una precisa identità, dà una sua risposta e propone a tutti i grandi chef di dare la loro opinione nel suo Congresso.
"La cucina italiana è la capacità degli chef di aver interpretato in passato e interpretare oggi e in futuro con creatività la grande varietà di materie prime che rende l'Italia un paese unico" afferma Coronini.
Il giornalista ci racconta come è nata l'idea di confrontarsi sull'identità della cucina del nostro Paese.
Da cosa nasce il suo desiderio di interrogarsi e interrogare sulla vera identità della cucina italiana?
Mi trovavo a San Sebastian dove mi confrontai con Arzak, Berasategui e Subijana, parlando della loro cucina, della sua realtà passata, attuale e futura. Chiaramente, al centro del confronto tra noi c'era la grande evoluzione che i cuochi spagnoli avevano portato nelle cucine del mondo, italiana compresa. Fu in quell'occasione che incominciai a domandarmi come potevamo definire la cucina italiana.
Tornando in Italia incominciai a riflettere su questo "problema", mi ricordai di quando Girardet e Robouchon definirono una fortuna per i cuochi italiani l'esistenza di quella che chiamarono "la cucina delle nonne". Secondo loro noi italiani avremmo dovuto mantenere un forte collegamento con quello che "le nonne" avevano creato in passato. Quando mi posi il problema dell'identità della cucina italiana mi sono reso conto che le nonne avevano rappresentato l'inizio di una grande avventura in cui erano riuscite a rendere piacevoli piatti essenzialmente poveri, valorizzando le nostre materie prime e aprendo la strada ai cuochi italiani che oggi sono diventati i grandi interpreti di queste nostre splendide materie prime.
Importante traguardo tagliato dall’industria del sughero che, grazie all’Amorim Cork, il colosso portoghese leader mondiale del settore, con 20 filiali sparse in tutto il mondo e una produzione di 3,1 miliardi di pezzi, cioè il 25% del mercato globale dei tappi in sughero, segna un passo decisivo nella storia delle chiusure per vino nella lotta al TCA (tricloroanisolo).
Infatti, grazie ad un dipartimento di ricerca e sviluppo all’avanguardia, l’Amorim ha sconfitto (?) il cosiddetto “gusto di tappo”, applicando una strategia preventiva e curativa senza eguali. La strategia prevede innanzi tutto che il sughero
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