Premetto che non voglio asserire tesi nè anti-ogm, nè pro-ogm, nè prendere le parti di Carlo Petrini, ma solo evidenziare una certa contraddizione emersa dal confronto Bressanini-Petrini.
Dario Bressanini, con il suo blog, è un personaggio conosciuto, nel mondo della controinformazione scientifica.
Ricercatore presso l'Università dell'Insubria, a Como, Bressanini ha scritto un libro, Ogm tra leggende e realtà. Ora, poichè è legittimo fare pubblicità al proprio libro (quindi con un certo conflitto di interessi che invece in passato ha negato) non mi pare sia etico il farlo rinnegando quanto da lui stesso affermato in un precedente video, in cui ci spiega come la ricerca scientifica ci dia un giorno una spiegazione, un giorno un’altra, a seconda di come tira il vento (e a seconda degli animali che si usano per gli esperimenti, come da lui stesso dichiarato nel video). E a seconda dei risultati, aggiungo io, che si vogliono ottenere per garantirsi le necessarie autorizzazioni.
Così sorge spontanea la domanda: ma, se le cose stanno così, perchè mai oggi dovremo prendere per oro colato quanto afferma Bressanini sugli ogm, visto che lo stesso ricercatore ci erudisce sul fatto che quell’oro domani potrebbe diventare argento, se non piombo, o ferro, o veleno? Forse perchè lui deve vendere e noi dobbiamo comprare il suo libro?
Così, con questi pensieri per la testa, leggendo un post del suo blog in cui rispondeva ad alcune riflessioni sugli Ogm di Carlo Petrini, di SlowFood, alla fine della lettura, non ci ho visto più, ed ho iniziato, nel mio stile (certo non british style, come molti di voi sanno) a commentare quel post chiedendo lumi su come mai in passato dichiarava la "variabilità" dei dati ottenuti dalla ricerca sugli animali ed oggi invece quegli stessi dati diventano, tutto a un tratto, fonte di verità suprema.
Apriti cielo!
Una schiera di seguaci del "guru" (tranne una tutti gli altri anonimi) hanno fatto quadrato: chi provocando apertamente per tentare di portarmi in una inutile e fuorviante diatriba dialettica chi, i peggiori e i più in malafede, spostando l'argomento vivisezione-ogm su vivisezione-cosmetici e altri settori di ricerca.
Bressanini, per parte sua, dapprima si è trincerato verso il mio modo provocatorio di intervenire nel blog (che peraltro è vero: se devo affermare una cosa non ci giro intorno in pantofole) per poi continuare ripetutamente ad essere evasivo, a spostare l'argomento su altri ambiti di ricerca (come la saccarina) per tentare goffamente di sostenere che la ricerca sugli animali è "genericamente" necessaria. Senza però mai chiarire, una volta per tutte, se le ricerche sulle quali lui si è basato per criticare Carlo Petrini fossero attendibili, non attendibili o almeno discutibili: il succo di tutto il mio discorso infatti è solo questo.
Le sue repliche erano sempre le stesse: "tu non puoi capire", "sei un animalista" "accecato dalla sua fede", "fatti curare", etc, senza scendere nel dettaglio della mia domanda. Alla fine però, messo alle strette, risponde così:
"La scienza cerca solo, umilmente, nell’incertezza dei risultati (in ogni campo) di dare la risposta più plausibile con i dati raccolti sino a quel momento. E se gli esperimenti sugli animali (in qualsiasi campo) non sono un sostituto al 100% dell’ipotetica ma ovviamente inaccettabile sperimentazione umana, figuriamoci le colture cellulari e tissutali di laboratorio, e tutto il resto dei presunti metodi che potrebbero sostituire gli esperimenti sugli animali. Ad esempio dei test sui ratti hanno riscontrato che la saccarina causava il cancro alla vescica. Bressanini questo risultato però non si estende agli uomini perché ulteriori studi hanno stabilito che, con tutta probabilità, il meccanismo che causa il cancro nei ratti, con la saccarina, non avviene nell’uomo. I test sui roditori servono anche per “scremare”, perchè se è vero che non tutte le sostanze tossiche per i ratti lo sono per l’uomo, è anche vero che il 100% delle sostanze sinora studiate cancerogene per l’uomo lo sono anche per i ratti".
Insomma, come potete leggere, da una parte Bressanini sostiene che i metodi alternativi alla vivisezione sono unasciocchezza, dall'altra cambia ancora una volta discorso parlando di saccarina anzichè di ogm. Così, ritengo che gli si possano dare due risposte, parafrasando il suo post su Carlo Petrini (visto che nella sua risposta non si è sbottonato di più non posso fargliene dieci, come avrei voluto):
DUE RISPOSTE A DARIO BRESSANINI E UNA ALL'ANONIMA BIOTECNOLOGA (LOLA)
FALSO: Bressanini: "il 100% delle sostanze sinora studiate cancerogene per l’uomo lo sono anche per i ratti"
VERO: La sperimentazione animale ha comportato, e continua a farlo, grandi errori e ritardi nella scienza, ne sono una testimonianza le 225′000 morti all’anno negli U.S.A. per cause avverse ai farmaci, morti silenziose di cui nessuno parla, o del dato allarmante che il 90% dei farmaci non supera le prove cliniche; con un ingente spreco di fondi e menti che lavorano per produrre dati inutilizzabili. Moltissimi sono gli esempi che dimostrano come la sperimentazione animale sia una pratica obsoleta e fuorviante. “Esperimenti su roditori per predire agenti cancerogeni, con un tasso negativo che si avvicina ai due terzi, possono potenzialmente causare una vasta esposizione ad elementi cancerogeni negli esseri umani.” Come nel caso del superfarmaco Vioxx, che non aveva avuto reazioni negative sugli animali, ma che si è rivelato potenzialmente letale per l’uomo. Il Vioxx ha causato 139.000 morti. “I risultati dei test sugli animali non sono trasferibili tra le specie, perciò non possono garantire prodotti sicuri per l’uomo”, asseriscono Herbert Gundersheimer, M.D., Aysha Z. Akhtar, M.D. e M.P.H., Robert Mendelsohn, M.D
FALSO: Bressanini: "se gli esperimenti sugli animali (in qualsiasi campo) non sono un sostituto al 100% dell’ipotetica ma ovviamente inaccettabile sperimentazione umana, figuriamoci le colture cellulari e tissutali di laboratorio, e tutto il resto dei presunti metodi che potrebbero sostituire gli esperimenti sugli animali"
VERO: "Ogni specie animale è biologicamente, fisiologicamente, geneticamente, anatomicamente molto diversa dalle altre e le estrapolazioni dei dati tra una specie e l'altra sono impossibili. I veri progressi della medicina si sono sempre avuti grazie a osservazioni cliniche, a studi epidemiologici, a innovazioni tecnologiche (quali l'invenzione del microscopio, dei moderni strumenti di diagnosi, ecc.). Thomas Hartung del REACH (il regolamento europeo sulla valutazione delle sostanze chimiche, ovvero la Bibbia di tutte le ricerche) durante il “VII Congresso mondiale sui metodi alternativi e l’uso di animali nelle scienze biomediche” avvenuto lo scorso ottobre a Roma afferma: “Come tossicologo dichiaro che non vi e’ alternativa a REACH, ma allo stesso tempo che non vi può essere REACH senza metodi alternativi”.
Il convegno ha poi sancito il “cambiamento epocale” riguardante il futuro della tossicologia, in cui le prove su animali verranno sostituite principalmente da metodi in vitro. In quella sede è stato finalmente dichiarato che la sostituzione della sperimentazione animale con metodi alternativi non è solo indispensabile per ragioni contingenti (tempi e costi della ricerca tossicologica), ma anche per ragioni strettamente scientifiche.
Le critiche al modello animale, in quanto scarsamente predittivo, portano a un futuro della tossicologia incentrato sullo studio delle cellule umane. Durante i lavoro del convegno si è spiegato che negli Stati Uniti sta infatti già avvenendo questo cambiamento. Grazie alle istituzioni più autorevoli del continente, il passaggio dai test su animali alla tossicologia dei nuovi metodi, si sta attuando dall’alto e con ben maggiore impatto sulla pratica di laboratorio, grazie al NRC, all’EPA, al NIEHS, ecc., che hanno dato vita ad un piano quinquennale di ricerca tossicologica cellulare. Usa ed europa hanno così istituito un nuovo “Gruppo di ricerca transatlantico per la tossicologia”.
FALSO: Biologa anonima Lola: La validità dell'uso di topi e ratti nella ricerca è data dal fatto che il topo condivide con noi il 90% del DNA, il ratto il 92% del DNA. Con tutti i pathway metabolici del caso."
VERO: “Persino le più impercettibili diversità fisiologiche tra esseri umani e animali possono manifestarsi come profonde differenze nella fisiologia delle malattie e nel loro trattamento efficace e sicuro. Ad esempio, esistono numerose differenze nella fisiologia del cordone spinale, come nella reazione alle ferite tra specie diverse e perfino tra ceppi diversi della stessa specie. E’ probabile che tali differenze abbiano contribuito, solo per fare un esempio, ai ripetuti fallimenti nella terapia per il cordone spinale, nonostante gli stessi si fossero rivelati sicuri ed efficaci sugli animali.” Esistono differenze microscopiche dei processi metabolici e anche differenze macroscopiche fra uomini e animali. Alcune delle differenze macroscopiche più famose sono: a differenza dell'uomo, i roditori non sono in grado di vomitare le tossine [1]; l'uomo può accumulare agenti nocivi dal naso e dalla bocca mentre i roditori respirano solo dal naso [1]; ratti, topi e criceti sintetizzano la Vitamina C all'interno del loro corpo ottenendo così naturalmente un potente agente anticancerogeno mentre l'uomo non è in grado di farlo [2]; i ratti hanno una elevata capacità enzimatica di non accumulare massa grassa (che in loro si accumula nel fegato) a differenza dell'uomo nel quale si accumula nelle arterie, diventando una potenziale causa di patologie [2]; i ratti vivono solo 2-3 anni; un'altra differenza è che i ratti femmina hanno una salute migliore se possono continuamente restare gravide [1]; inoltre è diverso l'assorbimento del ferro nelle diverse specie [3].
Citando alcune delle sostanze chimiche più famose, il benzolo e l'arsenico, cancerogeni per l'uomo, non lo sono per i roditori che vengono normalmente utilizzati per questo tipo di test[2]. Allo stesso modo, la naftilamina, cancerogena per la vescica urinaria umana, non provoca nessun tipo di cancro nel topo [2]. Una ricerca, partita dall'Università di Manitoba, a Winnipeg [4] ha messo in evidenza che molti antistaminici e alcuni antidepressivi (fluoxetina, amitriptilina, ecc...) provocano il cancro ai topi. Aysha Z. Akhtar, M.D. e M.P.H., Robert Mendelsohn, M.D
Per concludere vorrei dire a Bressanini e seguaci che le considerazioni esposte nel post "Dieci risposte a Carlo Petrini", sono basate su dati quantomeno discutibili e che se ancora trovano consenso e solo per la sua visibiltà mediatica, non certo per lo spessore dei contenuti che porta.
Altrimenti non si spiega perchè anzichè scrivere una trattazione romanzata dell’argomento non ha scritto una trattazione da pubblicare sulle più autorevoli riviste scientifiche.
[1] Fano, A. (1997) Lethal Laws. Ed. Zed Books Ltd [2] Croce P. (2000) Vivisezione o scienza. Calderini Edagricole [3] Reddy M. B., Cook J. D. (1991) Assessment of Dietary Determinants of Nonheme-lron Absorption in Humans and Rats. American Yournal of Clinical Nutrition, 54, 723-8 [4] Anon. (1995) Teknos, marzo 1995
PS - OGGI 9/3/2010 Bressanini, resosi conto di quanto si sia compromesso con le sue reticenze e omissioni, sotto il mio incalzare, decide di censurarmi.
Questa è a mia risposta (che però non riesco a postare in quanto censurato)
@Bressanini
Se in questi link, che lei considera fuffa, sui quali ho basato le osservazioni alle quali lei non è in grado di controbattere, esattamente come quegli anti-ogm che lei mette in discussione, vuol dire solo che lei in questo post punta il dito verso se stesso, che ha paura del confronto e che fa l'unica cosa che può fare chi vuole difendere contro ogni logica le proprie posizioni e affermazioni, contraddicendo se stesso e la scienza in nome della quale sostiene di battersi: la censura.
Concludo dicendovi che non sono qui a cercare la vs. solidarietà (anche perchè so che molti di voi sono pro-Bressanini) ma che ho voluto portarvi un piccolo ma eloquente esempio di come per portare l'acqua al proprio mulino si sia disposti a mettersi sotto le scarpe anche i fondamenti della ricerca scientifica, e parafrasando Bressanini: "mettendosi affannosamente a ricercare solamente quelle osservazioni che collimano con il proprio punto di vista. Così si spiegano, nella variegata galassia pro-ogm, le citazioni a tutti quei lavori che vorrebbero documentare la "certezza" dei risultati ottenuti da una ricerca obsoleta (quella sugli animali), ma mai una citazione a Thomas Hartung del REACH. Così si comportano i creazionisti quando sono alla disperata ricerca di prove di una idea che non ammette possibilità di smentita ma solo conferme."
Uno dei settori scientifici in cui gli animali vengono maggiormente vivizionati è quello alimentare. Oltre naturalmente a quelli sulla ricerca per i cosmetici, sui prodotti industriali, sulla cancrogenesi, etc. Ma in questo SN ci occupiamo prevalentemente di enogastronomia ed è per questo ultimo aspetto, la sicurezza alimentare, umana e animale, che migliaia di animali vengono ogni anno torturati in maniera orribile.
In varie università italiane (ma naturalmente anche all'estero) questa prassi, nonostante tutte le indicazioni che arrivano da parte delle più svariate istituzioni nazionali ed europee, non solo non accenna a diminuire, ma addirittura ha subito un incremento del 40% negll'ultimo anno. Questo grazie anche ad alcune istituzioni che nell'immaginario collettivo dovrebbero essere aiutate ma che, in realtà, sono fortemente responsabili di questa vergogna: Telethon in primis, e poi Anlaids, Airc, Trenta ore per la vita, etc. Recentemente è stato chiuso il sito laboratoricriminali.net che conteneva le scansioni di protocolli originali di esperimenti condotti illegalmente (ma autorizzati dal ministero della salute) da: Sigma Tau, Universita' Cattolica del Sacro Cuore, Regina Elena, RBM, IRBM, e varie università italiane, oltre ai nomi, cognomi e indirizzi dei vivisettori responsabili.
Il Prof. Rizzolatti, Ordinario di Fisiologia Umana all'Università di Parma, è un grande sostenitore di questa pratica e qui sotto sono riportati solo alcuni degli esperimenti che vengono effettuati nei laboratori:
- 15.000 animali ustionati a morte per dimostrare statisticamente gli effetti, già noti, di un estratto epatico; - cucitura tra loro di numerosi animali (per studi sull'uremia) attraverso la pelle. Poiché la pelle si strappava, venivano in seguito cuciti per i muscoli della pancia, talvolta riuscendo ugualmente a separarsi lacerando così i tessuti con fuoriuscita degli intestini; - centinaia di scimmie completamente immobilizzate per mesi e mesi (talvolta anche per anni) dagli apparecchi di contenzione, e fatte impazzire per mezzo di brutali scariche elettriche sino al manifestarsi dei sintomi dell'epilessia (convulsioni, schiuma alla bocca etc.); - 14 gatti spellati vivi per sapere se, in questo caso, una somministrazione di adrenalina avrebbe potuto evitare l'abbassamento della temperatura corporea; - per verificare se il taglio del nervo simpatico costituisce una protezione contro il congelamento, a 10 cani vennero prima recisi i nervi delle cosce e poi congelate le zampe: ad alcuni, le zampe rimasero deformate, ad altri si staccarono, i rimanenti morirono in una lenta agonia; - 130 giorni di schiaffi, scossoni, compressioni della coda (con l'uso di una morsa) a un gatto per studiarne le manifestazioni d'angoscia. Prima di morire, la vittima riuscì a sopportare ancora molte scariche elettriche su ciò che rimaneva della coda martoriata. Allo stesso fine, altri ricercatori usarono pavimenti arroventati e spilloni sotto le zampe.
Molti affermano che "la vivisezione non esiste più". O non sanno di cosa parlano, o sono in malafede. "Vivisezione" non è solo il sezionare la rana viva.
Oggi la vivisezione è ben altro. Molto peggio. E' chiamata "sperimentazione animale" o "ricerca in vivo", ma rimane, secondo la definzione del dizionario, "vivisezione". La quale è per estensione "qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l'esposizione a radiazioni, l'inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc."
E' questo che milioni di animali ogni anno, nel mondo, subiscono nei laboratori: avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici compresi, induzione di malattie di ogni genere (cancro, sclerosi multipla, varie imitazioni dell'AIDS, malattie cardiovascolari, ecc.), esperimenti al cervello, esperimenti sul dolore, e molto altro. Spesso si provvede al taglio dlle corde vocali, per eliminare una fonte di "disturbo" per i ricercatori.
E tutto questo, senza alcuna necessità, non solo, ma senza alcuna utilità. I vivisettori chiedono "Preferisci salvare un topo o un bambino?", per colpire l'emotività delle persone che non sanno cosa sia la sperimentazione animale e quanto sia inutile. Ma la vivisezione, ammazza il topo e fa diventare una cavia te e tuo figlio, questa è la realtà dei fatti, come spesso è stato dimostrato, perchè quello che è tollerato dagli animali spesso non lo è per l'uomo, e viceversa.
Oggi è possibile effettuare ricerche molto più attendibili senza l'impiego di animali. In Italia ci sono 551 laboratori autorizzati ad effettuare questi esperimenti e si stima che siano circa 900 mila gli animali che ogni anno vengono sottoposti a quste atroci sofferenze.
Se non conosci l'argomento e vuoi approfondirlo anche su base scientifica clicca qui.
Ferma questa inutile crudeltà, questa vergogna dell'umanità: aderisci anche tu alla Lega Antivivisezione.
L’altra notte me ne stavo assorto ad osservare la luna.
Tra le varie cose che mi sono passate per la mente m'è venuto da pensare ad alcune tendenze, a mio avviso un po’ new age, che riconoscono alla Luna alcuni fenomeni biologici, in particolare sulle attività agricole e quindi sulla viticultura.
E così mi rivolgo ai vari produttori, nella speranza mi chiariscano qualche dubbio.
L'unico modo certo, mi pare di capire, con cui la Luna interagisce con la Terra, è tramite la forza gravitazionale e la luce (quella solare riflessa).
Della prima, la conseguenza più nota è la trazione cui è sottoposta, con effetti diversi, la superficie terrestre. Questi effetti sono rilevanti per le masse fluide, che subiscono deformazioni consistenti: il noto fenomeno dell'alternanza delle maree che in certi casi provoca variazioni di livello di oltre i 10 metri.
Forse quindi, per quanto riguarda il vino, trattandosi anch’esso di una massa liquida, la luna può avere influenza nelle varie fasi di lavorazione in cantina?
Subisce delle influenze nei vasconi?
Tutti gli esseri viventi che vivono negli ambienti prossimi all’acqua, mi sembra ovvio, risentono fortemente dell'alternanza delle maree e ogni loro comportamento, sia alimentare che riproduttivo, ne viene ovviamente influenzato, ma si tratta di un'influenza indiretta.
In altre parole, l'orologio biologico di questi organismi è sincronizzato sull'andamento della marea, senza che la Luna influisca direttamente su di loro.
L'illuminazione lunare notturna inoltre, ho letto, su alcuni organismi viventi, riguarda l'induzione di movimenti automatici nei vegetali (tropismi) e la modulazione del comportamento riproduttivo di alcuni organismi acquatici.
La luce della Luna, anche in fase piena, sembra troppo debole per alimentare la fotosintesi clorofilliana o per alterare significativamente il ritmo dei processi bio-chimici. O no?
Nonostante tutto questo la tradizione popolare attribuisce ogni sorta d'influsso alla Luna.
Le sue fasi, secondo tali credenze, influenzerebbero: la fertilità delle donne, la durata della gravidanza e la data del parto, la crescita dei capelli e delle unghie, la germinazione dei semi e la crescita delle piante e dei funghi, il successo di molte operazioni agricole (semina, svinatura, potatura, trapianto, innesti, etc.), la preparazione dei cibi conservati e via discorrendo ...
La mitologia lunare sulla fertilità femminile è diffusa in ogni cultura eppure, l'idea che il ciclo mestruale della donna sia sincronizzato con la Luna, è tanto comune quanto, almeno a me sembra, falsa.
Il ciclo mestruale medio dura 28 giorni, quello sinodico 29 e mezzo: questi valori, per quanto sembrino vicini, non sono in fase. Nell'arco di soli 2 mesi si sfaserebbero già di 3 giorni; dopo 10 mesi di circa 15, ovvero sarebbero in corrispondenza completamente opposta.
Che questa tesi sia inconsistente mi sembra deducibile da queste osservazioni:
1) tra gli animali più affini alla nostra specie (scimmie antropomorfe), le femmine di scimpanzé hanno un ciclo medio di 36 giorni, quelle di bonobo di 45 e quelle di gorilla 30;
2) se il ciclo femminile fosse davvero sincronizzato con la Luna, tutte le donne avrebbero le mestruazioni simultaneamente, cosa che evidentemente non accade.
Insomma, a parte questi ambiti che sono fuori tema, e a parte quel che si legge sul Barbabanera, Frate Indovino e compagnia bella, cosa c’è di vero nella relazione fra le fasi lunari e la coltivazione della vite?
E nella produzione del vino?
Anche perchè, a leggere cose ne dice Steiner sull'agricoltura biodinamica ...
Avrei voluto, molto spesso, parlare ai tanti cuochi e buongustai, qui, su Vinix e altrove nel web, e raccontargli cosa penso della caccia.
Ma ogni volta che ci provavo qualcosa mi diceva di lasciar perdere, che non ne valeva la pena, che non avrebbero capito.
Oggi invece ci provo, con questo video, che vede rinoceronti e felini e orsi giocare e prendersi cura di quelle che si è sempre detto essere le loro prede naturali.
Ma è l'empatia il sentimento più naturale sulla terra, il resto ... è solo fame. La storia della natura, e dell'uomo, un giorno o l'altro, andrà riscritta.
Io, da molto tempo ormai, ho scelto: mangio riso, e pasta, e legumi e molto altro ... vado a battere i rami per far scappare i cinghiali durante la caccia ... ho scelto ... sto con l'empatia! Perchè il mondo, se non cambia la mentalità dell'uomo, non potrà mai cambiare.
Della cacciagione, oggi, non abbiamo più bisogno, nemmeno di pellicce, neppure di maltrattare gli animali per le sagre di paese, attaccati ai carretti o inseguiti da una folla furibonda ... e tutto per tradizioni primitive, per suggestioni folcloristiche che oggi dovrebbero essere bandite, per onorare santi e patroni che si staranno rivoltando nella tomba.
Di empatia invece, anche tra di noi, non ce n'è mai abbastanza ... basta guardare le ultime due sequenze del video: nel penultimo un uomo investito da un'auto è lasciato lì, in mezzo alla strada, nell'indifferenza generale, mentre nell'ultimo un cagnolino investito da un'auto viene soccorso e salvato, tra mille pericoli, proprio da un altro animale.
Chi è umano e chi la bestia, alla fine, lo si capisce con i fatti, non con le astrazioni filosofiche.
Munitevi di kleenex, almeno ... io ne ho avuto bisogno.
Teolo è un antico villaggio, già luogo di insediamenti fin dalle ere più remote, sui Colli Euganei. Qui, infatti, attratti dalla salubrità dell’aria e dalla difendibilità del sito, abbiamo testimonianza di gruppi umani dei quali si trovarono tracce da Castelnuovo fino al Monte Rosso, passando per Vallarega - la valle che si estende tra il Monte Solone ed il Vignola.
Titulus, nome di origine incerta come spesso accade per i toponimi, è l'attuale Teolo, comune di origine romana - (una tradizione vuole che quivi sia nato l'illustre storico Tito Livio) -che ebbe notevole importanza in epoca medievale.
Nel borgo collinare, troviamo piazza Tito Livio, e qui, sul fondo, La Piazzetta, enoteca e ristorante: Qui i re sono Fiorella e Paolo, due persone affabilissime e con tanta voglia di fare. Ci siamo capitati durante le feste di Natale, quando la piazzetta è occupata dal presepe e, visto il periodo, anche dalla neve,
Su di loro possiamo dire che abbiamo mangiato bene e bevuto meglio; il loro sport è far sì che siano utilizzati soprattutto i prodotti del territorio, e dobbiamo dire con rilevante risultato, e grosso apprezzamento dei clienti, a vedere come ha mangiato un nostro amico, che si picca di essere un gastronomo, che non ha lasciato neppure una briciola. Ottimo il Serprino.
Stiamo parlando di Licio Maschio, uno dei più grandi grappaioli italiani. La sua azienda è la Borgoscuro di Gaiarine, ma di questo abbiamo già parlato.
Qui vogliamo parlare della grappa Borgoscuro prosecco cherry (da pronunciarsi cerry, una grappa di prosecco, una delle vinacce più difficili da distillare perché il prosecco, in sé, come vitigno non dà un frutto eccezionale, a parte le “bollicine”.
“Volevamo una grande grappa di prosecco, valorizzare in distillazione il vitigno emblema del nostro territorio come non era mai stato fatto prima”.Più facile a dirsi che a farsi, per la leggerezza della struttura e la labilità degli aromi delle uve di prosecco. Ma c’era Licio di mezzo, e il risultato è stato raggiunto.
Innanzitutto, c’è stata una rigorosa selezione ampelografia delle vinacce di prosecco provenienti dalle uve delle vigne più soleggiate e meglio esposte sulle colline tra Conegliano e Valdobbiadene. La vinaccia è arrivata in distilleria subito dopo la svinatura, con una sub macerazione di 24-48 ore per il rimontaggio del mosto, per poi passare alla distillazione vera e propria. In questo modo la vinaccia riesce ad arricchire e mantenere le delicate caratteristiche sensoriali, proprie del prosecco. Poi, non ultimo, l’impianto usato per la distillazione è un artigianale alambicco, che opera con un sottovuoto poco spinto, sempre per estrarre e conservare i delicati aromi. E poi si va all’affinamento prima in acciaio e poi in botti di ciliegio maturo. Il risultato è ricco, morbido, elegante e caldo.
Sembra poco, ma invece è molto: Licio è attentissimo alle sfumature, ed i particolari della produzione sono importanti, tanto da renderla un prodotto artigianale di grande qualità.
Mi sono appena iscritto ... ed ho appena mandato un messaggio al webmaster perchè non vedevo i link per inserire gli annunci, gli articoli e i post.
Il modo per inserire i post l'ho trovato ... ma ora mi chiedo se per articoli si intendono proprio i post ... Non riesco, neppure, a caricare nè l'avatar nè il logo per il gruppo di discussione da me appena aperto. Non so, staremo a vedere le indicazioni che mi arriveranno. Sono un pò negato, lo so.
Bene dunque, passando alla mia presentazione c'è da dire che mi interesso di design enogastronomico e mi occupo della ideazione e produzione di articoli per l’allestimento e la gestione operativa di spazi espositivi dedicati al vino e all’enogastronomia. La parte di maggior spessore della mia produzione è la linea didattica, con la realizzazione di vari supporti (ruote, pannelli, etc.) che illustrano i vari argomenti.
Nel mio sito troverete molte informazioni su queste cose, il mio portfolio, cosa si dice di me, etcetera. E' inutile che perda tempo qui a raccontarvi tutto.
Vorrei segnalare, piuttosto, che dal 2007 sono presente, con un mio blog e molti altri contenuti, su Vinix, il social network sull'enogastronomia gestito da Filippo Ronco. Questo è lo spazio principale che frequento e quello che, sia dal punto professionale sia da quello delle relazioni, mi ha dato maggior soddisfazione.
Un altro spazio è Vinit, ma lo frequento poco, più che altro per postare i contenuti più attinenti al tema enogastronomico.
Poichè so che non è buon uso pubblicare a destra e a manca gli stessi contenuti mi chiedo come fare, visto che le idee non nascono come i funghi, a partecipare a più piattaforme. Privilegiarne una significa rinunciare a tutte le altre. Così ne ho parlato un pò in giro e alla fine, questa pratica, mi è stata concessa. Spero che anche qui non sia bandita e cmq sia mi impegno fin d'ora ad inserire solo i post di maggior rilievo.
Giusto per fare un esempio, proprio oggi, lo stesso post pubblicato su Vinit è stato pubblicato Enopress, la rivista cult dedicata all'argomento. Giancarlo Panarella, il direttore, pur avendo aggiunto nell'occhiello dell'articolo che quel testo era già stato pubblicato, ha addirittura espresso il parere che quel testo fosse una opinione degna di stare in prima pagina ... e non è una cosa che fa abitualmente.
In altre parole se avessi a priori accettato gli "usi" (netiquette) del web avrei estromesso dalla condivisione di quelle opinioni qualche migliaio di utenti, per giunta utenti specializzati.
Così metto le mani avanti, come si dice, anticipando che se sarò autorizzato farò lo stesso anche qui.
Per quanto riguarda la mia formazione si può vedere il mio profilo su linkedin.
Bene dunque, spero di essere stato abbastanza esaustivo.
Ho aperto un gruppo di discussione su Vino e dintorni, chiamato "la promozione enogastronomica", chi volesse parteciparvi, naturalmente, sarà il benvenuto.
Ciao a tutti e, se non ci si sente prima, buon capodanno!
In una serata svoltasi all’Agriturismo Ai Casoni di Codognè, erano presenti alcuni produttori della Sinistra Piave, e la parte del leone l’ha fatta Licio Maschio della Distilleria Borgoscuro di Gaiarine, che ha tenuto una vera e propria lezione sulla grappa.
Intanto, lui ha i numeri per parlare, ed affascinare l’uditorio, perché proviene da una famosa famiglia di distillatori. Di persona, al primo contatto sembra una persona che incute rispetto, ma poi, complice la travolgente ed entusiasta moglie, quando parla di grappa diventa un vulcano e si trasforma in un insegnante accondiscendente che perdona le lacune di chi gli chiede spiegazioni, forse non tanto corrette.
I segreti della produzione della grappa lui li ha imparati da suo padre. Ha imparato bene, perché Borgoscuro si ispira alle solide basi del passato ed interpreta le esigenze attuali. In pratica, le sue grappe sono un prodotto che vantano un grado di purezza altissimo, pur offrendo le caratteristiche sensoriali che la tradizione veneto-friulana richiede,
Il nome Borgoscuro è quello del rione antico di Gaiarine dove sorge la sua casa, costruita subito dopo la prima guerra mondiale: già questo è un richiamo alla tradizione.
Questo recupero in chiave moderna è eccezionale: la sua affermazione che si tratta di un prodotto puro, senza sostanze pesanti difficilmente digeribili è vera, e posso confermarla di persona. Dopo diversi assaggi, le grappe non mi hanno procurato nessun disturbo: normalmente se non si tratta di un ottimo prodotto provo una sensazione di acidità inconfondibile. E poi non ho avuto i soliti problemi che un bicchierino in più può dare. Inoltre,sono presenti quantità alte di sostanze che facilitano la digestione dei grassi.
Ultima nata, una grappa di Prosecco, la Prosecco Cherry (da pronunciare Cerry) molto delicata: un lavoro da maestro, sapendo che le vinacce di prosecco difficilmente trattengono i propri delicati profumi durante la lavorazione.
Puntando sulla qualità, qui ovviamente non si parla di grandi volumi, e questa aiuta a mantenersi nel solco che Licio si è scelto.
In questo periodo storico particolare la questione alimentare si prospetta da due punti di vista, quello della certezza della presenza di cibo per il sostentamento (nei Paesi del cd. Terzo Mondo), e quello della sicurezza di ciò che si porta a tavola, della sua qualità e salubrità (nei cd. Paesi ricchi occidentali), un binomio imprescindibile da tutto un patrimonio naturale, culturale ed economico dell’uomo che vi é connesso e rischia di andare perduto. A tal proposito, venerdì 28 agosto 2009 chi scrive ha assistito al forum del 30° Meeting per l’Amicizia tra i Popoli di Rimini, dal tema “Certezza e sicurezza alimentare : la sfida del nuovo millennio”, moderato da Marco Lucchini, Direttore di Banco Alimentare ONLUS, che ha visto gli interventi di Ana Lydia Sawaya, del CREN di San Paolo del Brasile, del Prof. Luigi Campiglio docente di Politica Economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e da ultimo del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Luca Zaia. Ha aperto i lavori Marco Lucchini definendo il cibo come bene fondamentale di tutti gli uomini, in quanto “dato” donato ab origine, gratis, all’umanità. Occorre mettere al centro però il bisogno dell’uomo del proprio sostentamento, ponendo al centro rapporti di tipo solidale. Segue poi il saluto di un dirigente di GRANA PADANO, l’industria alimentare del DOP più venduto al mondo, dove si ribadisce che al problema della sicurezza alimentare va connesso quello dell’autenticità dei prodotti. Primo grande intervento é quello della Dott.ssa Sawaya, che esordisce con l’evidenziare il rapporto tra cibo e coordinate religiose, economiche, sociali e culturali. La giusta dieta alimentare é determinata essenzialmente da tre fattori : - sviluppo su lungo tempo per adattamento - pratiche sul clima, sull’ambiente - contesto sociale favorevole (assenza di guerre, conflitti sociali…). Esempio di buona dieta é quella mediterranea, che é a basso impatto ambientale ed é forte nel prevenire le malattie fisiche. Ci sono poi fattori storici di sviluppo di una dieta, come quelli determinanti del monachesimo europeo occidentale. Problemi di certezza alimentare, di malnutrizione, ricorrenti sono insufficienza alimentare, basso apporto di vitamine e le frequenti infezioni. Nell’alimentazione odierna uno dei pericoli più grandi é, con lo sviluppo della produzione in funzione dei fattori di maggiore appetibilità, quello dell’edonismo alimentare, staccando il fisico dalle vere necessità biologiche. Poi ha parlato il Prof. Campiglio, esordendo con l’affermazione che il cibo é concepibile come bene privato, determinato da fattori economici e sociali, e che si può parlare di problemi di certezza alimentare anche nel cosiddetto mondo dei Paesi ricchi, dove parte della popolazione ha ancora memoria più o meno recente di problemi di mancanza di cibo. Connesse con il cibo trasversalmente sono anche altre problematiche esterne come quella ambientale. Occorre sottolineare poi nella politica economica generale la necessità di un equilibrio tra globalizzazione e potere locale, anche ai fini del fabbisogno e della sicurezza alimentare. In ultimo il Prof. ha sottolineato l’urgenza dell’uso intelligente delle eccedenze alimentari, anche per risolvere il problema dell’indigenza. Ha chiuso la serie di interventi l’energico discorso del Ministro Zaia, che presentando il suo ultimo instant book sui lavori ministeriali del 2008-2009, “La mia multinazionale : dalla terra alla tavola viaggio al centro della questione alimentare”, ha posto l’attenzione, in tema di certezza alimentare, sullo sviluppo responsabilizzante dei Paesi poveri, attraverso il microcredito, mentre per la sicurezza alimentare nei Paesi ricchi sull’importanza del rilancio dell’agricoltura come settore produttivo trainante dell’economia generale, e poi sulla necessità di maggiore forza dell’Italia in Europa, specialmente nel settore agroalimentare, dove essa ha un potere economico enorme. C’é poi il forte invito ai consumatori ad un acquisto che punti a prodotti di stagione e del territorio (filiera corta) per maggiore qualità e sicurezza alimentare. Fondamentale per questo anche la battaglia per l’etichettatura di origine dei prodotti agroalimentari, speciale punto di forza per l’Italia. Perciò il Ministero sta portando avanti un’efficace azione contro l’agropirateria, ma anche sulla speculazione economica sui cibi, “chi specula, aiuta un altro uomo a morire ingiustamente”, ha detto il Ministro . A tal proposito sussiste oggi il pericolo di perdita di valore dei prodotti alimentari, perché essi diventano sempre più “volatili”, ovvero oggetto di “giochi” nel mondo finanziario. Altro argomento non meno importanti affrontato é stata la campagna contro gli OGM, la cui non salubrità non é ancora provata scientificamente, ma con essi si tenta di compromettere la qualità e l’origine – originalità dei prodotti agroalimentari, e si vuole creare il “cibo per tutti”, soprattutto per chi é povero, a discapito della qualità e sicurezza alimentare ; argomento scottante é quello della produzione bioenergetica in agricoltura, che se non giustamente equilibrata, rischia di sottrarre alimenti al fabbisogno mondiale. A chiusura un monito contro gli sprechi. (ROBERTO SCHIAROLI)
Occorre distinguere tra una cultura enogastronomica e la connessione tra enogastronomia e cultura, che comprende anche un rapporto con l’arte, la letteratura, il cinema e l’architettura. Nel primo caso abbiamo esempi di valorizzazione dell’arte di realizzare prodotti enogastronomici, tipici, anche attraverso opere artistiche in senso stretto come nel concorso Vigna degli Artisti a Vinci (FI) o con il Museo delle Etichette del vino di Cupramontana (AN), oppure le “architetture del vino” rappresentate dalle vigne presenti nel paesaggio di Menfi nel Sud Italia, od infine l’evento “Vinum bonum vinum” per celebrare i 40 anni del riconoscimento del vino Verdicchio in Provincia di Ancona, “Cibo é arte” in Emilia Romagna. Iniziativa interessante é quella del concorso “De GustiBooks” all’interno del progetto “Ottobre piovono libri” del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sulle pubblicazioni in ambito enogastronomico. Una modalità di valorizzazione é anche quella relativa al paesaggio agrario o rurale, così come compare in lavori scientifici tipo quelli di Sergio Anselmi a Senigallia, o sempre nel medesimo contesto nelle opere fotografiche del senigalliese Mario Giacomelli. Nel secondo caso invece si accostano enogastronomia e cultura in senso stretto, come con il tè letterario o la letteratura ed il territorio come con Pavese e Fenoglio nel Monferrato in Piemonte con il Ristorante letterario. Una situazione intermedia sono le interpretazioni in chiave artistica del cibo come in due esempi, uno di Fano (“Assaggia l’arte”) e l’altro di Foligno (“Mangiare creativo”). Altro aspetto da sondare molto importante é quello della connessione dell’enogastronomia con le tradizioni popolari che spesso sono la cornice o elementi di incentivo allo sviluppo della prima.
Come saprete, il 1° agosto è entrata in vigore la nuova organizzazione comune di mercato del vino europeo. Qualcuno ha detto che con la nuova OCM si può diventare più competitivi, soprattutto se i vitivinicoltori italiani sapranno ben interpretare la nuova filosofia introdotta dalla nuova organizzazione: minor sostegno alla produzione e maggiore promozione per aggredire i mercati extracomunitari. C'è chi vede nelle modifiche al sistema delle denominazioni un pericolo di appiattimento delle indicazioni geografiche per via di disciplinari di produzione troppo simili... In tanti temono che la liberalizzazione degli impianti, prevista a partire dal 2014, porti i piccoli produttori, meno competitivi, a soccombere a favore dei grandi produttori che potranno ingrandirsi senza controllo diventando ancora più competitivi. Questo potrebbe comportare, da un lato, la scomparsa di molti vitigni autoctoni e di alcune viticulture particolari (zone impervie) e, dall'altro, un progressivo appiattimento verso il basso dovuto anche alla standardizzazione del gusto dei vini europei ed italiani.
Come pensate che il mondo vitivinicolo italiano reagirà all'entrata in vigore della nuova OCM? Quali pensate saranno le conseguenze della nuova classificazione dei vini?
Per chi non ha ancora chiaro da dove abbia origine la parola sommelier: una delle ipotesi è che questa parola sia nata dall'abitudine dei soldati dell'esercito di Napoleone di legare ("lier") le botti del generale su di un mulo da soma ("somme").